È possibile ottenere cr€dito?

Mano a mano che il recupero economico comincia a manifestarsi, il successo o il fallimento a lunga scadenza di molte attività dipenderà dalla loro capacità di fare investimenti presenti. Ma le banche hanno fatto abbastanza per far scorrere i soldi più liberamente?

Gay Sutton cerca di separare la verità dal mito

Conviene soffermarsi un momento per prendere in considerazione gli eventi drammatici della crisi finanziaria del 2008.

Deutsche Bank, Francoforte, Germania

L’ordine mondiale ben stabilito è stato capovolto e le banche di tutto il mondo, essendosi sbattute contro un muro impenetrabile, hanno precipitato tutti i continenti in una recessione che ha rallentato persino la velocità di crescita dell’economia cinese così rampante. Dopo anni in cui erano disposte a dare prestiti in modo sfrenato, molte tra le banche più importanti del mondo hanno dovuto essere salvate dai rispettivi governi e fino ad oggi continuano ad essere delle entità in parte nazionalizzate. Nel frattempo, istituzioni come Lehmann Brothers, un tempo così potente, e le banche islandesi, molto sfortunate, hanno semplicemente dovuto accettare un’amministrazione coatta. Soltanto le poche che avevano perseguito delle politiche più conservative e misurate per quanto riguarda i prestiti sono uscite dalla crisi senza perdere la propria indipendenza; nelle parole dell’inimitabile James Bond un po’ come un Martini, ‘agitate, non mescolate’.

Dopo due anni e mezzo, mentre le economie degli Stati europei cercano di uscire dalla recessione, il sistema bancario è stato sottoposto a delle ristrutturazioni significative poiché molti governi hanno istituito iniziative per incoraggiare prestiti bancari a società piccole e medie (piccole e medie imprese = PMI) mentre in generale le attività si sono concentrate nel ripagare i debiti e mettere in banca i profitti.

Ma, mano a mano che la tendenza economica sta cambiando e le aziende cercano di fare investimenti per il periodo di ripresa, molte stanno riferendo difficoltà nell’ottenere fondi dalle banche e si lamentano che il costo dei prestiti offerti è eccessivo, oltre che di dover ottemperare a richieste assurde.

“Dopo anni in cui erano disposte a dare prestiti in modo sfrenato, molte tra le banche più importanti del mondo hanno dovuto essere salvate dai rispettivi governi e fino ad oggi continuano ad essere delle entità in parte nazionalizzate. ”

Nick Badman, presidente del centro per l’imprenditoria Peter Cullum alla Cass Business School, ci ha spiegato: “Credo sia evidente che esiste una spirale di negatività, in cui piccole attività si riuniscono e discutono come è terribile che le banche non fanno loro dei prestiti. A mia opinione, questa è la ragione per cui le persone non richiedono i soldi che probabilmente avrebbero ottenuto se ne avessero fatto richiesta”. Quindi, le banche hanno fondi disponibili, ma sono disposte ad investire nuovamente nelle attività?
Ulrich Schürenkrämer, co-responsabile del settore mercato medio alla Deutsche Bank Germany, ha confermato che dei soldi allocati a questo settore (Mittelstand) - più o meno quivalenti a quelli per le PMI - 16 miliardi di euro non sono stati ritirati. “Ciò significa che potremmo dare in prestito circa 16 miliardi di euro. Chiaramente, siamo disposti a fare affari e possediamo abbastanza fondi disponibili per finanziare il recupero economico”.

Andy Grisdale, responsabile del settore strategia alla HSBC, banca commerciale del Regno Unito, ha commentato: “Siamo stati disposti a fare affari durante tutti gli ultimi due anni e ciò è evidenziato dal fatto che il nostro stato patrimoniale è cresciuto del 4,2% negli ultimi 12 mesi; inoltre, stiamo notando ora un aumento delle richieste”.

Disponibilità di fondi bancari alle attività europee
HSBC, naturalmente, ha mantenuto la liquidità e il capitale durante l’intera crisi finanziaria e non ha richiesto nessun aiuto dal governo britannico, ma anche la banca NatWest RBS, malgrado il fatto che stia stata nazionalizzata in parte, non dimostra di voler conservare i propri soldi. A detta di Ibbetson: “Negli ultimi 12 mesi abbiamo fatto prestiti alle aziende di circa 30 miliardi di sterline (34 miliardi di euro) e ciò sta a significare circa 100 milioni di sterline (113 milioni di euro) ogni giorno alle PMI. Di conseguenza, noi siamo disposti a fare prestiti, ma la richiesta è tuttora inferiore a quanto avremmo desiderato”.

Se i fondi sono disponibili, perché sembra essere più difficile ottenerli? Forse le politiche per i prestiti ora sono diverse? Il signor Grisdale della HSBC ci ha spiegato: “Le nostre linee di guida per quanto riguarda i prestiti non sono cambiate in modo materiale negli ultimi due anni. Ma forse c’è più rigore per quanto riguarda il processo? Sì, in modo assoluto. Sul mercato ci sono molte attività più fragili e la valutazione sarà in qualche modo più difficile. Per mettere tutto ciò nel contesto giusto, dalla prospettiva della resa o del rischio, con i margini ottenuti dalle attività per quanto riguarda il reddito di regolarizzazione, possiamo permetterci che di 100 attività al massimo soltanto una o due possano fallire.
Si tratta di una caratteristica molto diversa dal rischio associato a situazioni normali, in cui probabilmente si può assorbire il fallimento del 20% circa delle attività. Quindi, benché siamo molto interessati a dare dei prestiti, le attività devono essere in grado di dimostrare che hanno la capacità di ripagare il debito; non si tratta soltanto di avere garanzie, ma della capacità di ripagare i soldi”.

Le banche inoltre sono sotto pressione per riformare le loro operazioni commerciali e dimostrare che sono in grado di svolgere gli affari attraverso i cosiddetti test di stress compilati dal comitato dei supervisori delle banche europee (Committee of European Banking Supervisors). “Sotto alcuni aspetti, le banche si trovano in una situazione abbastanza schizofrenica ” ha ammesso il signor Badman. “Da un lato sono incoraggiate a ricostituire i propri stati patrimoniali, con il risultato che devono essere più caute a chi fanno i prestiti dopo il periodo precedente in cui erano state veramente stravaganti in questo settore e dall’altro i politici spingono in continuazione e chiedono loro di fare più prestiti, in particolare alle società piccole e medie. È naturale che ciò causi una tensione enorme”.

“Quindi, benché siamo molto interessati a dare dei prestiti, le attività devono essere in grado di dimostrare che hanno la capacità di ripagare il debito; non si tratta soltanto di avere garanzie, ma della capacità di ripagare i soldi”

Il costo dei prestiti poi è la seconda questione importante, particolarmente visto che i tassi di base sono i più bassi a memoria umana. Gli archivi della Banca d’Inghilterra dimostrano che fino alla crisi del 2008 il tasso di base per i prestiti era sceso fino al 2% soltanto una volta negli ultimi 107 anni, ma ora nel Regno Unito è andato addirittura allo 0,5%. Dalla prospettiva delle banche, una parte considerevole del costo è calcolato sul rischio accluso al prestito e questo fattore viene analizzato in modo rigoroso: più è grande il rischio, più alto dovrà essere il tasso d’interesse.

Il signor Schürenkrämer della Deutsche Bank ha dichiarato: “Abbiamo uno strumento in comune; si inizia esaminando l’attività su una gamma di fatti più o meno significativi e poi si fa una classifica. Dobbiamo decidere se la società ha la possibilità di ripagare il finanziamento che provvederemo e questa è un’analisi molto individuale. Da ciò, possiamo decidere l’ammontare che daremo e le condizioni del prestito finanziario.
Cerchiamo di essere molto trasparenti in tutto questo processo e provvediamo ai nostri clienti un reticolato apposito in cui possono vedere che tipo di interesse potranno anticipare a seconda della classificazione redditizia”.

In conclusione quindi le banche hanno soldi disponibili, sono interessate ed in grado di dare prestiti, ma il processo per la valutazione del rischio è molto rigoroso e i prestiti saranno soltanto approvati quando l’attività ha delle buone prospettive, può dimostrare un ritorno sull’investimento ed un stato patrimoniale che dimostra la sua abilità di ripagare i soldi. Non è molto probabile che le banche rilasseranno le loro strategie per i prestiti in un futuro vicino.

“ma il processo per la valutazione del rischio è molto rigoroso e i prestiti saranno soltanto approvati quando l’attività ha delle buone prospettive, può dimostrare un ritorno sull’investimento ed un stato patrimoniale che dimostra la sua abilità di ripagare i soldi.”

Il signor Schürenkrämer ha concluso: “In questo momento c’è molta insicurezza nel mondo con gli eventi nel Giappone e nel settore arabo; basta guardare la BBC o CNBC per vedere che da un lato esistono molti problemi, ma dall’altro anche tante opportunità. La questione più importante è il grado in cui le società possono aggiustarsi alle situazioni nuove e trarre vantaggio dalle stesse. Dal nostro punto di vista, se il caso finanziario di una società è convincente e dimostra dei ritorni positivi sugli investimenti, il provvedere i soldi non è un problema”.

Consigli per avere successo nell’ottenere i fondi necessari
Per le piccole attività in particolare, la richiesta dei fondi potrebbe rappresentare un processo difficile. Brian Capon dell’associazione dei banchieri britannici (British Bankers Association) ci ha dato alcuni consigli: “Bisogna innanzi tutto essere preparati, dimostrando alla banca di avere un’ottima conoscenza della propria attività, sapere cosa sta succedendo ed essere in controllo. Tutto ciò è necessario per convincere la banca; non vi garantisce di ottenere i fondi desiderati, ma perlomeno avete fatto il più possibile per ottenerli”.

  1. Caso commerciale - Un caso commerciale ben supportato con delle ricerce di mercato e le prove che si sono presi in considerazione tutti i costi e i corrispettivi.
  2. Ripagamenti - Le prove che l’attività potrà generare abbastanza profitti per ripagare il prestito e soddisfare gli altri impegni finanziari, indicando una seconda strategia se il Piano A non potrà avverarsi.
  3. Valutazione del rischio - Tra i fattori da prendere in considerazione ci saranno: tipo e dimensione dell’attività, competizione diretta, documentazione contabile degli affari, storia precedente per quanto riguarda i crediti, quozienti per dimostrare in che proporzione l’attività dovrà ricorrere a finanziamenti esterni e la rotazione dello stock.
  4. Garanzie – La disponibilità a dare garanzie sta ad indicare l’impegno al successo degli affari.
Primavera 2011, Numero 13, Gay Sutton

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