Questo probabilmente è vero, ma il numero delle imprese che ne saranno completamente esenti in realtà è molto piccolo.
A T Kearney, la consulenza globale di management, recentemente ha prodotto la seconda relazione annuale per la catena di rifornimento sul progetto per la rivelazione del carbonio (CDP = Carbon Disclosure Project Supply Chain Report). Una delle scoperte chiave è che i fornitori, su richiesta di alcuni dei loro clienti globali, per mantenere le relazioni commerciali devono ora dimostrare come gestiscono le emissioni dei gas serra, se sono consapevoli del problema e come si comportano in questo settore.
Esistono 44 società membre del CDP nella catena di rifornimento (tra circa 2500 organizzazioni che forniscono i dati sui cambiamenti del clima) ma la loro dimensione è molto più importante del numero. Nella lista dei membri sono comprese BAE Systems; Cadbury; Colgate-Palmolive; Dell; GlaxoSmithKline; H J Heinz Co; Johnson & Johnson; Johnson Controls; PepsiCo; Procter & Gamble; Reckitt Benckiser; Sony Corporation; Unilever; e il Vodafone Group, nomi importanti provenienti da quasi tutti i settori commerciali.
Appena meno di 40 (l’89%) di queste società già possiedono una strategia ben stabilita d’impegno con i propri fornitori sulle questioni pertinenti al carbonio e quasi tutte hanno implementato un piano per ridurre le emissioni o l’energia usata. Anche più importante per la catena di rifornimento, compresi i fornitori di logistica ed i gestori dei magazzini, potrebbe essere il fatto che più della metà (il 56%) di queste organizzazioni ha dichiarato che cambierà alcuni fornitori nel futuro perché non soddisfano i criteri per la gestione del carbonio stabiliti dalle società. Secondo alcune, nei contratti futuri sarà incorporata una migliore gestione del carbonio.
Una questione seria
Stephen Easton, il capo e leader del sondaggio a A.T. Kearney, ci ha spiegato: «Le principali corporazioni stanno prendendo sul serio la riduzione del carbonio e sviluppando strategie per diminuirlo nella loro catena di rifornimento. I funzionari capo ed i consigli d’amministrazione delle varie imprese chiedono di vedere risultati positivi dai programmi aziendali per la riduzione del carbonio non soltanto a vantaggio dell’ambiente, ma anche per ridurre i costi».
Il futuro è molto chiaro: i fornitori sia di merce che di servizi rischiano di perdere clienti importanti se non prestano la dovuta attenzione alle loro impronte di carbonio. Un contributo importante alle emissioni viene apportato dagli edifi ci ed è per questa ragione che la direttiva sull’energia nelle costruzioni dell’Unione europea (EPBD = Energy Performance of Buildings Directive) sottolinea con grande enfasi l’effi cienza per il riscaldamento e l’isolamento. Inoltre, tra altri aspetti, defi nisce anche i requisiti minimi per la ventilazione e la perdita del calore. Mentre ha signifi cato all’inizio costi maggiori di capitali – con implicazioni sulla ristrutturazione e cambio d’uso o inquilino - su un periodo più lungo tende a rendere la gestione dei magazzini meno costosa.
«I funzionari capo … stanno chiedendo risultati dai programmi corporativi per ridurre il carbonio.. anche per i vantaggi sulla riduzione dei costi», Stephen Easton della A.T. Kearney.
‘Depositi’ più verdi
Alcune società edilizie sono andate molto più lontano dell’ EPBD. Nel numero 5 di eureka nell’estate 2008, abbiamo preso in considerazione in che modo i magazzini possono essere resi molto ‘più verdi’. In quell’articolo abbiamo parlato di una società chiamata Gazeley specializzata nella costruzione di stabilimenti ecologici. All’oggi ha sviluppato più di 6 milioni di metri quadrati di edifi ci di ottima reputazione in un numero sempre maggiore di nazioni. Fondata nel Regno Unito, ora vanta 25 ubicazioni, da Strood a sud di Doncaster a Liverpool nel Nord.
Nel suo stabilimento di 180 acri di Magna Park Plaza di Zaragoza, Spagna, la società offre la propria gamma di caratteristiche standard ‘ecologiche’, tra cui la possibilità di raccogliere le acque piovane per minimizzare il consumo dell’acqua, water con un fl usso d’acqua ridotto, involucro degli edifi ci con il massimo isolamento per diminuire i requisiti d’energia per il riscaldamento e l’aria condizionata, oltre a un preriscaldamento dell’acqua termica e solare. E sono solo alcuni esempi di una lunga lista. La Spagna ha il vantaggio di essere molto assolata, quindi i pannelli solari valorizzati in pv (fotovoltaici) sono tra le opzioni a scelta. La Gazeley dichiara che le proprie caratteristiche standard ecologiche garantiscono dei risparmi considerevoli sui costi operativi in un pacchetto normale, ma il servizio di montatura offerto può aiutare a risparmiare anche di più. Un progetto di magazzino eseguito per John Lewis, una delle catene di negozi meglio conosciuta nel Regno Unito, ha garantito all’utente risparmi annuali di oltre £240.000 (€285.000) grazie all’uso estensivo di energia rinnovabile, soprattutto eolica e solare. Si prevede che in un periodo di 25 anni, ridurrà le emissioni di anidride carbonica circa del 67% rispetto agli edifi ci standard. Un centro di distribuzione costruito dalla società di 45,000 m² fa risparmiare durante l’anno 156 tonnellate di CO2, a paragone delle costruzioni standard e funzioni dei servizi.
€285,000 di risparmio annuale grazie all’uso estensivo delle forme di energia rinnovabile e 67% di riduzioni di emissioni dell’anidride carbonica

Jonathan Fenton-Jones, Direttore della Global Procurement & Sustainability, ha spiegato: « Il 92% dell’impatto del carbonio per gli edifi ci è causato dall’uso per tutta la loro esistenza. Questo è un aspetto che noi, come operatori edilizi, non possiamo controllare. Quello che possiamo fare però è disegnare e costruire l’edifi cio in modo tale che inizierà la vita nel modo più efficiente possibile, con caratteristiche già incorporate come il recupero delle acque piovane, l’isolamento più efficace possibile e pompe di riscaldamento geo con la capacità di accettare i raggi solari». Il modello della Gazeley è in atto in 15 siti in Francia, 8 in Germania, 3 in Italia e 1 in Belgio.
Non più a caso
Però non è soltanto il consumo della potenza che produce le emissioni: l’organizzazione stessa del magazzino è ugualmente importante. Benché i carrelli a batteria non emettano anidride carbonica durante le operazioni, devono sempre essere caricati. Più sono effi cienti ed usati in modo effi cace, di meno potenza necessitano. Sono quindi ormai passati i giorni del magazzinaggio a caso (chiamato anche ‘random’). In un altro articolo di questo numero prendiamo in considerazione i sopralluoghi, l’automazione e il contributo che possono apportare. Uno strumento utile per valutare il grado della sfi da cui vanno incontro i manager dei magazzini è stato prodotto dal Carbon Trust del Regno Unito. Intitolato ‘Footprint Expert’ (l’esperto delle impronte), è reperibile on-line e può essere usato per paragonare le prestazioni su una database in continua crescita. È stato appositamente studiato per portare aiuto ed informazioni attraverso valutazioni rapide (‘hotspots’ cioè punti caldi) tramite sentieri di dati verifi cabili a impronte certifi cate e comprensibili, adatte per comunicazioni esterne. Per informarsi andare a www.footprintexpert.com.

Però, mentre le società individuali possono avere un impatto sulle emissioni, l’effetto sarà aumentato dalla collaborazione, o perlomeno questo è quanto dichiara LCR, un operatore in comune di pallet che lavora con clienti FMCG (“fast-moving consumer goods”, cioè movimentazione veloce dei beni di consumo) per collaborare nella loro catena di rifornimento e ridurre il numero di viaggi fatti dai camion. Piuttosto che andare avanti e indietro con carichi ridotti, LCR opera ad una capacità completa raccogliendo carichi pieni di pallet dai centri di distribuzione regionali e rispedendoli ai produttori FMCG.
Per assicurare una valida collaborazione
La società di logistica DHL Supply Chain ha portato l’idea anche più avanti impiantando una piattaforma di collaborazione nelle proprie operazioni automobilistiche. Il progetto iniziò con un impianto di trasporto verso il Regno Unito per lo stabilimento inglese di Solihull della Jaguar Land Rover. Dovendo prendere in considerazione un misto di camion FTL (“full truck loads” cioè a pieno carico) o LTL (“less than truck loads” cioè a carico ridotto) le operazioni sono evolute in modo da includere la gestione delle parti secondo i requisiti ‘just-in-time’ della BMW e la rete ‘aftermarket’ della Jaguar. Al centro delle operazioni per la piattaforma di collaborazione c’è il considerevole stabilimento con banchine incrociate di Solihull, supportato da un parco di circa 350 veicoli e 400 rimorchi. Questi sono a disposizione del team di pianifi cazione centrale della DHL che agisce come un 4PL (per carico utile), impiegando risorse addizionali esterne quando e come necessario.
Mentre alcuni elementi della piattaforma sono dedicati ai produttori OEM, ad esempio la fabbrica di motori Perkins, una parte considerevole delle operazioni è stata approntata per far fronte ad elementi variabili. In questo momento la piattaforma movimenta parti di ricambio – un’operazione per JLR (Jaguar Land-Rover) in entrata (attività nel Regno Unito e nell’Unione europea) ed un’altra per venditori in generale come Visteon. L’insieme rappresenta anche il centro di consolidamento trasporti nel Regno Unito per il servizio di raccolta della Ford e BMW; in questo modo, si usa una proprietà della JLR che altrimenti sarebbe rimasta vuota.
DHL al momento fa più di 1000 prelievi la settimana tramite la piattaforma di collaborazione; inoltre, movimenta 2000 prelievi per Jaguar Land Rover nel Regno Unito e 1200 dal servizio di raccolta verso l’Unione europea. Consegne da parte della BMW, vari altri clienti just-in-time, Perkins, Dana ed altri fornitori fanno sì che la cifra totale raggiunga circa 5000 prelievi settimanali. La condivisione di una piattaforma già ben stabilita riduce il movimento dei veicoli e ciò aiuta l’effi cienza in generale della catena di rifornimento. Meno movimenti signifi cano costi ridotti, oltre a fattori vantaggiosi per l’ambiente.
DHL sta attenta alle proprie impronte di carbonio e crede che l’adozione della piattaforma di collaborazione per le parti in entrata abbia avuto come risultato una riduzione del 2,5% da un anno all’altro.

Bob Naylor, il Vicepresidente della DHL dell’attività per il trasporto delle automobili nel Regno Unito, ha precisato: «I camion vuoti rappresentano il segreto nascosto di tutto il settore; ben oltre il 60% dei camion pesanti nel Regno Unito al momento trasporta soltanto aria. Questo tipo d’iniziativa è un modo in cui possiamo continuare a ridurre statistiche di questo genere». Da quando di recente è stata adottata da diversi fornitori di primo e secondo livello, si sono notate riduzioni confermate di circa il 10% sul costo della catena di rifornimento. Inoltre, la DHL si concentra soprattutto sull’ottemperanza e conserva una documentazione fotografi ca delle consegne per identifi care confezioni che non possono essere impilate, in modo da rettifi care un imballaggio scorretto. Inoltre, visita i clienti per discutere il modo in cui si possono ottimizzare i piani e ridurre i movimenti dei camion. Ma forse il risultato più signifi cativo è di aver creato la piattaforma che facilita la collaborazione tra competitori, già fi n dal primo momento.
Non esiste una risposta singola alle sfi de della legislazione e del mercato per ridurre le emissioni, in particolare quelle di CO2. Come già detto, tra le opzioni c’è la possibilità di cambiare la costruzione e il disegno degli edifi ci, la gestione delle operazioni ed altri aspetti diversi. Però, come dimostrato chiaramente dalla relazione di A T Kearney sulla quantità di carbonio relativa alla catena di rifornimento, i clienti continueranno sempre a chiedere alle società di migliorare le proprie prestazioni.




Commenti
Invia nuovo commento